Ambiente, natura e diritti

Aggiornamento: 20 ott 2021




Fare parte della nuova generazione (anche se sull’argomento “nuova generazione” e su cosa dovrebbe e non dovrebbe fare, su chi è e su chi non è potremmo scrivere un libro) significa fondamentalmente essere rivestiti di alcuni doveri e oneri: il fatto che possiamo sbandierare e contare sull’appoggio di alcuni diritti dovrebbe renderci più consapevoli del fatto che è un po' come se ce li avessero regalati perché a guadagnarli sono stati coloro i quali ci hanno preceduto, ovvero la “nuova generazione” del secolo scorso. Guardare il futuro e dimenticare il passato è un errore, da qualsiasi punto di vista. Il tema dell’ambiente, del suo sviluppo ma soprattutto del suo salvataggio, è uno di quei temi che riguarda tutti, anziani e giovani, vecchie, presenti e future generazioni. Se determinate situazioni sono state evidenziate nell’ultimo periodo –surriscaldamento globale, con conseguente scioglimento dei ghiacciai e scomparsa di molte specie animali e vegetali- o “si sono evidenziate” è perché qualcosa della gestione (o della non gestione) del passato è andato più che storto. È importante porre l’accento, dal mio punto di vista, su quanto possano essere emozionanti e attraenti le prospettive del futuro e con quale velocità le stesse possano trasformarsi in incubo nell’ipotesi in cui venisse a mancare la base di tutto, il principio da cui tutto deriva e grazie a cui, letteralmente, esistiamo: la natura. Ancora una volta l’indifferenza comune si rivela essere la minaccia più grande perché vengono preferiti i profitti alla salute della casa che ci ospita e di cui ci siamo impadroniti secoli fa. Non ricordo dove abbia imparato la nozione per la quale il corpo umano è una macchina perfetta a cui è assimilabile l’idea che la natura stessa sia una macchina perfetta da non manomettere e da preservare perché, essendo tale, oltre a garantire un lavoro ottimale e una durata di questo prolungata nel tempo, è pur sempre una macchina che necessita cure. Le manomissioni principali che questa macchina ha subito sono sicuramente quelle da parte dell’uomo che non ha mai compreso quanto il suo buon funzionamento fosse direttamente proporzionale alla sua qualità di vita. Incredibile come ancora una volta si possa essere cechi davanti una verità così esplosiva e auto-evidenziatrice (credo di aver coniato una parola nuova). Interessante come una bambina, Greta Thunberg, candidata per un posto in prima classe nella lista nera di niente di meno che di D. Trump e del mitico Putin, abbia saputo smuovere le acque, dando vita ad una protesta che ha coinvolto le coscienze sempre di più, tramite anche un discorso semplice ma veritiero, lapidario e commovente durante un congresso dell’ONU. Possiamo inventare nuove tecnologie, scoprire nuovi pianeti, clonare ed essere clonati ma non senza le materie prime su cui facciamo affidamento da sempre: infatti, prima ancora che scoprissimo di avere dei diritti in quanto uomini, abbiamo avuto la brillante idea di ergerci a padroni assoluti dell’universo senza renderci conto di essere fondamentalmente degli esseri dipendenti. Purtroppo attualmente non abbiamo un piano b oppure un pianeta b, come dicono molti; ricordo con particolare commozione uno dei cartoni migliori che abbia mai visto dal quale una morale importante può essere tratta intitolato Wall E. Wall E è un piccolo e tenero robot con due grandi occhi che vive sulla terra dopo che quest’ultima, essendo stata invasa dai rifiuti e privata delle sue componenti fondamentali, è stata abbandonata dagli uomini, i quali hanno deciso di stabilire la loro dimora su una navicella spaziale, comodamente serviti da robot che li hanno privati della loro umanità. Wow. Wall E, caparbio e testardo, pur essendo egli stesso un robot, vede ancora del buono nella terra e, differentemente da tutti gli uomini, mostra un’umanità inconsapevole proprio nei confronti del poco che resta degli elementi naturali della terra. Sarà Wall E a scoprire come salvare il mondo. Un cartone del genere insegna come sia importante non lasciare che le scoperte tecnico scientifiche prendano il sopravvento su ciò che da sempre è alla base della vita. Informarsi basta poco: infatti tramite alcune ricerche su internet ho avuto modo di accedere sia a pagine ufficiali gestite dallo stato italiano e dall’unione europea sia a pagine non ufficiali ma comunque affidabili, tramite le quali ho avuto accesso a tanti e diversi documenti da leggere in tranquillità tramite i quali scoprire cosa è stato e non è stato fatto finora, cosa si può fare in grande e in piccolo: ciò che colpisce è la vastità dei settori investiti dal cambiamento climatico e dalla tutela dell’ambiente. Essere più consapevoli circa ciò che ci riguarda, assumersi le responsabilità necessarie, progettare e iniziare a cambiare sono atti di coraggio considerevoli ma necessari. Numerose sono le iniziative e le associazioni nate nell’ultimo periodo, da quelle più grandi come il WWF, Greenpeace, Legambiente e Ambiente e salute, da quelle più umili ma degne di fiducia e meritevoli di attenzioni. Diffuse sul territorio tarantino ne sono nate diverse, molte delle quali portate avanti proprio da giovani che si armano di pazienza e buona volontà e si occupano di raccolta e riciclaggio dei rifiuti di un territorio martoriato da scelte non lungimiranti del passato.


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