ECCO I VERI MOTIVI PER CUI RENZI ANDAVA ABBATTUTO e perché tuttora viene osteggiato in tutti i modi.

ECCO I VERI MOTIVI PER CUI RENZI ANDAVA ABBATTUTO e perché tuttora viene osteggiato in tutti i modi. Mi sono sempre domandato perché una persona giovane, efficiente e brillante, che ha portato risultati positivi per il nostro paese sia stato oggetto di una demolizione così scientifica come quella subita da Matteo Renzi.

• Lasciate perdere le stupidaggini dello Jobs act, del non essere di sinistra e tante altre trovate del genere, come quella del Renzusconi.

• Lasciate perdere anche l'antipatia, sentimento creato ad arte dai media nei suoi confronti.

• Provo a spiegarvi, secondo il mio parere, alcune delle ragioni profonde e reali di questo odio viscerale che porta l'intero establishment (sia di destra, ma soprattutto di sinistra) a voler annichilire questo giovane uomo, anche in questo momento in cui è solo a capo di un piccolo Partito.

Provo a spiegarlo con due semplici esempi.

• PRIMO ESEMPIO:

Il primo esempio ce lo forniscono le cronache delle Banche Popolari e della sua Riforma.

• Come funzionavano le banche popolari? Con il voto capitario.

• Mi spiego con parole semplici. Se voi possedevate soltanto un’azione in una banca popolare, il vostro voto contava come quello di chi di azioni ne aveva un milione. Democratico, direte voi! Ma una banca non è il Parlamento e per gestire i soldi degli altri, quello che conta è l'efficienza e non la democrazia, nessuna azienda può funzionare in questo modo.

• E in effetti le Banche Popolari non funzionavano. Perché quel sistema capitario comportava un intreccio velenoso con la politica locale e con gli interessi locali. E così i manager delle Popolari si sceglievano, non sulla base delle loro capacità, ma solo sulla base delle alleanze di potere e della loro accondiscendenza agli interessi locali.

• Non è difficile immaginare che in questo modo di agire l’erogazione dei finanziamenti avvenisse in maniera clientelare e non rispondente alle logiche di una impresa finanziaria. E a godere di tutto ciò erano i politici locali e la rete dell'economia territoriale i quali, incuranti degli effetti nefasti che potevano provocare e che in effetti provocarono, succhiavano risorse a queste banche senza fornire le garanzie necessarie.

• Già Vent’anni fa questo sistema era entrato nel mirino di due grandi personaggi della nostra storia recente, Carlo Azeglio Ciampi, allora Ministro della Economia e Mario Draghi, all'epoca Direttore Generale del Ministero del Tesoro. La loro riforma delle Banche Popolari però rimase nel cassetto per ben sedici anni, ed i governi di centrosinistra prodiani non ebbero la forza, e verosimilmente neppure la volontà, di approvarla, perché troppi e troppo diffusi erano gli interessi toccati e le loro dirette ripercussioni sui voti elettorali.

quando un giovane trentottenne Presidente del Consiglio decise di tirarla fuori dalla naftalina, quella riforma già proposta da Carlo Azeglio Ciampi e da Mario Draghi, la fece finalmente approvare.

• E con quella Riforma il sistema capitario (per le grandi banche popolari) veniva abolito, perché con la riforma dei mille giorni del Governo Renzi, c'era l'obbligo di trasformazione in S.P.A., e dunque finiva quell'intreccio perverso e clientelare tra stake holters, banchieri e politica che erano stati la causa prima della crisi delle popolari, come quella della Banca Etruria e delle Banche Venete.

• È così evidente che la reazione, sotterranea ma decisa e potente, di un sistema ramificato in tutto il territorio nazionale, non poteva farsi attendere.

• Da qui parte la guerra diffusa a Matteo Renzi, su tutti i livelli.

• La reazione di un potere economico molecolare e diffuso, che messo in discussione alla radice si ribellava e contribuiva a costruire l'immagine negativa del ragazzo di Rignano.


SECONDO ESEMPIO:

Sapete cosa erano e come funzionavano i Patti Territoriali che il governo Renzi firmò con Regioni ed Enti locali?

• Era un sistema centralizzato, per far sì che le grandi opere finanziate si facessero per davvero nei tempi prefissati affinché una volta iniziati i lavori, questi non durassero venti o più anni.

• Per fare questo Il governo Renzi partì da un censimento di centinaia di opere importanti che le Regioni, soprattutto meridionali, ma non solo quelle, e i Comuni, malgrado i finanziamenti ricevuti, non riuscivano a far partire per opere strutturali che spesso una volta partite non finivano mai.

• È inutile ripetere che l'inefficienza amministrativa si univa, al Sud, a una forte presenza mafiosa e a un sistema di tangenti che restavano intrecciate con le dita della classe politica, tecnica ed amministrativa delle autonomie locali e decentrate.

• E per sbloccare tutto questo cosa fece il governo Renzi? Creò una cabina di regia centralizzata, con dentro anche l'ANAC di Raffaele Cantone, il coraggioso magistrato che aveva sconfitto i Casalesi (non con le chiacchiere, né con gli articoli sui giornali, ma portandoli a processo e facendoli condannare).

• Naturalmente la cabina di regia era concepita in modo tale che monitorasse l'andamento dei finanziamenti e così il Patto Territoriale poteva prevedere anche i poteri sostituivi del Ministero, se le cose non fossero procedute come auspicato e come fosse necessario che andassero a buon fine.

• Semplicemente e in parole povere, la "politica locale", dominata e governata dagli oligarchi di tutti i partiti che trovavano il modo di ricompensarsi a vicenda, non poteva più fare, in tema di grandi opere pubbliche, come aveva sempre fatto, perché in cambio dei finanziamenti necessari alle opere strutturali la "politica locale" doveva accettare il ruolo della cabina di regia e permettere ad Anac di vigilare.

• Grazie anche alla bravura di un ministro, non come è stato Del Rio, altro che Toninelli M5S o la saccente De Micheli PD, quel sistema cominciava finalmente a funzionare e Renzi stesso, come fece ad esempio con la Salerno Reggio Calabria, poteva darsi degli obiettivi temporali e poi rispettarli.

Mah!

Ma chi è in grado di seguire la Politica riesce benissimo ad immaginare le reazioni dei politici e degli oligarchi locali a questo protagonismo dello Stato Centrale in questioni che fino ad allora erano state lasciate alla loro inefficienza ed alla loro, spesso voluta e cercata, intermediazione personale.

• Chi è in grado di seguire e leggere la Politica può comprendere la frustrazione e la disperazione di chi, soprattutto al Sud ma non solo al Sud, si vedeva sottrarre il controllo esclusivo di una quota di finanziamenti pubblici che invece di servire l’interesse pubblico, infrastrutture, porti, strade, interventi di manutenzione preventiva, riorganizzazione delle reti ospedaliere, efficientamento delle ASL, finivano invece per arricchire l'economia illegale. Si chiamasse questa corruzione o mafia o malavita organizzata non fa alcuna differenza!

• E così è possibile semplicemente immaginare la virulenza della reazione a questa procedura; perché quelle pratiche avevano e hanno ancora la loro diffusione pressoché uniforme sull'intero territorio nazionale.

• Per questo motivo quel giovane premier andava fermato.

• E andava fermato usando tutti i mezzi possibili, colpendo anche il padre, la madre, la moglie, i figli e i cognati.

• Si potrebbero fare tanti altri esempi come la reazione della rete potentissima dei caporali al sud e non solo, spezzata dalla Legge sul Caporalato, o gli impedimenti frapposti a tutti quegli imprenditori disonesti che facevano firmare le dimissioni in bianco alle dipendenti donne, o le risposte esplicite date a quei vescovi conservatori, che si sono visti rispondere, da lui un uomo cattolico, sulle unioni civili, che Lui aveva giurato sulla Costituzione Repubblicana e non sul Vangelo, oppure il disorientamento e la preoccupazione reale di tutti quei Dirigenti e quei giornalisti della RAI che si sono visti imporre il tetto ai loro emolumenti e tanto altro ancora.

• Ma questi due esempi sono più che sufficienti a spiegare la rete di vero e proprio odio politico che l'allora premier Matteo Renzi ha scatenato contro la sua persona, alimentato da quella infinita rete di interessi colpita dai soli due provvedimenti citati.

• Se aggiungessimo poi che la Riforma Costituzionale rifiutata con il 48,9 % dei No contro il 41,1 % dei SI avrebbe finalmente razionalizzato e reso funzionale la seconda parte della costituzione, abolendo il doppio voto conforme alla Camera Senato e dunque impedendo l’ulteriore scambio di interessi reciproci e personali fra esponenti di forze opposte, e facendo del Senato delle Autonomie un organo deliberante ed unificante di tutte le attività delle Regioni, senza il diffondersi continuo di disgreganti leggi contrapposte Stato Regioni. Se comprendessimo la complessità e la vastità dell’opera riformatrice di Matteo Renzi, allora potremmo finalmente comprendere tutta l’ostilità di Magistrati, Partiti, singoli Politici e Giornalisti contro il giovane fiorentino.


Liberamente tratto dalla rete.

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