GIOVANNI LONOCE: “LA SCUOLA E LA POLITICA DEVONO RISPONDERE ALLE SFIDE DEL NOSTRO TEMPO."

Aggiornamento: 18 giu

Giovanni Lonoce, membro della Giunta della Consulta degli studenti, è un ragazzo come molti, un maturando che si affretta a riordinare le idee per partire per un lungo viaggio: la vita. E proprio quando ci si approssima ad affrontare la fine di un percorso, e a incominciarne uno nuovo, è uso approntare una riflessione attenta e speculativa sul presente. Quel presente effimero che si frappone per pochi impercettibili attimi tra il passato e il futuro.

Una riflessione, la sua, che spazia dalla questione meridionale alla politica, passando per l’atavico problema della criminalità di strada e le sfide che lancia un’ottica antiproibizionista in materia di droghe. Una riflessione a tutto tondo, si potrebbe dire.

Ha una particolare ammirazione per la politica, per quella vera, quella onesta e competente. Spera un giorno di diventare un buon politico, e molto probabilmente riuscirà nei suoi intenti. «Quando un bambino arriverà a dire che il suo sogno non è essere come un calciatore ma come un politico, allora la politica avrà vinto la sua partita con l’onestà».




Partiamo dal principio: sempre meno ragazzi oggi terminano gli studi. In che modo è possibile individuare la causa e come è possibile contrastare la dispersione scolastica?

La questione meridionale è tutt’oggi irrisolta a causa della mancanza di finanziamenti e del mancato dialogo tra le istituzioni e gli studenti. Inoltre, parliamo di un problema non solo culturale ma anche economico, poiché molti ragazzi sono costretti a migrare verso il Nord-Italia a causa dell’assenza di determinati corsi di studio nelle zone limitrofe, e ciò porta molti, quelli che non possono partire, a rinunciare ad accrescere la propria cultura per le scarse possibilità economiche. Mi ricollego inevitabilmente alla fuga di cervelli, problema di cui non si parla spesso e che potrebbe essere risolto attraverso l’impiego delle risorse interne e sensibilizzando i giovani sull’importanza del sapere. In aggiunta ho riscontrato in molti insegnanti quello che posso definire un boicottaggio delle strutture universitarie del meridione, attraverso critiche caratterizzate da alcuna argomentazione.

Perché viene trascurato lo studio universitario, secondo te?

A livello istituzionale è dovuto alla totale sparizione di politiche lungimiranti. Lo stereotipo italiano porta a pensare che uno studente che eccelle debba necessariamente intraprendere un percorso universitario nel Settentrione, poiché nel caso in cui decidesse di restare al Sud sarebbe costretto a lavori faticosi o ad usufruire del reddito di cittadinanza. Viene inoltre condannata la voglia di intraprendere una carriera lavorativa in giovane età a causa del fatto che la possibilità di accedere ai finanziamenti è tale solo dopo il compimento dei trent’anni.

Un altro problema potrebbe essere anche la scarsa capacità formativa di alcuni percorsi scolastici. Ad esempio, fronte delle numerose proteste che si sono compiute nelle piazze italiane, che manifestavano l’avversione degli studenti nei confronti dell’alternanza scuola-lavoro, come interpreti questi percorsi formativi alternativi? È necessario abolirli o possono ancora essere utili?

Attraverso alcuni sondaggio ho riscontrato pareri contrastanti tra gli studenti della provincia. Alcuni definiscono le ore di PCTO eccessive tanto da sottrarre tempo, che sarebbe opportuno impiegare nello studio, ai maturandi; altri ritengono che le ore di alternanza siano poche.

Ho potuto notare un’incongruenza tra i percorsi di alternanza e i corsi di studio a cui vengono assegnati. Attraverso un colloquio con il primario di Taranto, il dott. Patrizio Mazza, ho potuto approfondire questa tematica attraverso alcuni esempi pratici coinvolgendo il mio corso di studi e le problematiche sanitarie tarantine.

Alcuni però obbiettano che l’alternanza sia una forma di erudizione alla subordinazione lavorativa, e che trascuri l’autonomia dei saperi teorici. Credi che sia vero?

Credo che sia dovuto alla scarsa possibilità di dibattere su tematiche riguardanti il sapere e l’attualità (causata dall’inseguimento schematico e rigido del programma scolastico). Allo stesso modo, durante il PCTO, insegnano ai giovani come diventare operai senza però dibattere sull’importanza del lavoro, tralasciando l’originaria funzione dell’alternanza scuola-lavoro (anche formativa).

Proseguendo notiamo che le problematiche sono molteplici: l’inclusione di genere è una di queste.Ritieni che le scuole italiane siano poco inclusive nei confronti della comunità LGBT(QIA+)?

Ci si basa spesso su concetti ormai passati, nonostante i giovani abbiano piena consapevolezza del fenomeno, e ciò causa un mancato aiuto da parte degli enti scolastici malgrado i buoni propositi iniziali. Nell’ambiente della classe ci sono naturalmente opinioni contrastanti e in molti casi si indossano “maschere” finalizzate solo al quieto vivere. La soluzione è senza dubbio il dialogo, poiché è un importante strumento di crescita intellettuale.

Credi che gli studenti siano disposti ad accogliere i compagni che vivono una sessualità o un genere differenti?

Naturalmente non è possibile fare un discorso generalizzato, ma basandomi sulla mia opinione posso affermare che occorre fare una distinzione, perché nell’Italia meridionale è presente maggiore avversione nei confronti di questo fenomeno.

Grazie all’avvento dei social, i giovani stanno gradualmente accettando questa realtà, al contrario delle generazioni passate per le quali risulta maggiormente complesso.

Il rapporto con il proprio corpo è fondamentale in questo caso. In che modo le istituzioni scolastiche si occupano di affrontare la tematica dell’educazione sessuale?

L’educazione sessuale non è presente nelle scuole, nonostante le numerose richieste da parte dello studentato. Propongo alle istituzioni scolastiche di rivolgersi ad enti competenti, qualora non ci fosse l’adeguata preparazione degli insegnanti, per sensibilizzare i giovani sull’importanza della tematica sessuale e dell’approfondita conoscenza del proprio corpo e dei cambiamenti che esso può subire.

Uno dei temi che sembra non essere più un tabù è quello della droga. Le fasce più giovani della popolazione hanno dimostrato un’elevata attenzione nei confronti di questa tematica, dedicando tempo e risorse all’ultima campagna referendaria in materia di cannabis. Qual è il tuo punto di vista sull’argomento?

Ritengo che i consumatori di sostanze debbano essere tutelati dallo Stato, nonostante la mia contrarietà all’utilizzo.

Penso che legalizzare le droghe non porterebbe ad un avvicinamento dei giovani alle sostanze, ma garantirebbe un consumo meno nocivo e ad un maggiore controllo la produzione. Inoltre, abbatterebbe inevitabilmente i guadagni delle mafie, che si finanziano attraverso il commercio di droga.

Credi che Taranto sia una città mafiosa?

Credo che non sia opportuno esprimere tale giudizio, data la mia scarsa conoscenza della situazione territoriale, ma è evidente la scarsa capacità di Taranto nello sfruttare a pieno le proprie risorse. Probabilmente a causa di una mentalità bigotta, dell’ignoranza o di residui di attività mafiose non siamo stati capaci di emergere come centro culturale.

Veniamo alla politica. Nei giorni precedenti, il nostro Paese ha affrontato una campagna referendaria che ha portato alla non approvazione di 3 dei referendum proposti. Per quale motivo credi che non sia stato raggiunto il quorum necessario?

È una questione che nasce dalla delusione subita dalle generazioni passate con Tangentopoli, ferita che non è mai stata ricucita a dovere. Questo specifico evento storico ha portato ad un visione distorta della politica (ereditata anche da noi giovani).

I miei ideali politici sono differenti: il lavoro politico è importante e pieno di responsabilità, capace di dare lustro e realtà ai sogni di ognuno. Una visione che, volendo fare un’analogia con la storia più risalente, si sposa perfettamente con il pensiero della Grecia antica, nella quale i filosofi ricoprivano le cariche politiche perché considerate le più onorevoli.

Anche la cultura in questo caso ha un ruolo determinante. Come già detto, molto spesso l’ignoranza causa una scarsa consapevolezza della realtà e, in determinati ambiti, una vera e propria discriminazione. Credi che esista la possibilità di porre nuovamente la cultura al centro della vita sociale e politica?

Servirebbe una certa consapevolezza da parte della popolazione per ciò che riguarda l’importanza della conoscenza a livello sociale ed economico. Indirizzare la popolazione verso questo tipo di consapevolezza sarebbe l’ingrediente mancante per giungere ad un risanamento del Meridione.

Concludiamo con una domanda personale. Quale percorso universitario intraprenderai una volta terminato il liceo?

Sono intenzionato ad iscrivermi alla Facoltà di Economia aziendale a Lecce, in quanto mi piacerebbe intraprendere una carriera politica dopo aver ricevuto una degna preparazione. Sarà mio compito risanare i vuoti lasciati dalle politiche precedenti e dal distacco della popolazione da esse. Ritengo che la figura del politico debba essere un esempio prima di tutto a livello territoriale e familiare, e successivamente nazionale. Quando un bambino indicherà come idolo un politico anziché un calciatore, la politica avrà vinto la sua partita con l’onestà e la trasparenza.

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