IL CANE DI QUARTIERE E LE COLONIE FELINE

Esiste dai tempi remoti un proverbio che dice “IL CANE E’ IL MIGLIOR AMICO DELL’UOMO” ma (anche secondo il parere di molti) includerei i gatti, pappagalli, criceti, pesci d’acquario e via discorrendo: andiamo con ordine e parliamo di quelli forse più presenti nelle nostre case, cioè i cani e i gatti. Fin dai tempi antichi il cane, così come il gatto, sono stati presenti nel cammino delle varie epoche umane.

La domesticazione dei cani (Canis lupus familiaris) risale addirittura tra i 30000 e i 40000 anni fa.


I gatti (Felis silvestris catus) erano considerati sacri nell’antico Egitto e ciò è testimoniato dalle varie statue presenti tutt’ora nel Medio Oriente, raffiguranti uomini o donne con la testa felina. Arrivando ai giorni nostri, i problemi che preoccupano gli amanti dei nostri amici sono soprattutto legati al Randagismo, fenomeno che riguarda soprattutto i cani. Sono state considerate varie alternative per risolvere il problema che vanno dal collocarli in strutture idonee (Canili) a dotarli di microchip per evitare i molteplici abbandoni che purtroppo avvengono soprattutto nei periodi estivi. Nel corso degli anni sono state anche create varie associazioni che hanno a cuore le sorti di vari animali; tra queste spiccano il WWF a livello mondiale e a livello nazionale ci sono, per esempio, L’ENPA e la LEGA ANTI VIVISEZIONE. Da qualche anno a questa parte molte sono state le iniziative intraprese per evitare abbandoni: hanno inasprito le leggi che li tutelano e condannano l’abbandono, tra le quali spicca l’articolo 727 del Codice penale che punisce con l’arresto fino ad 1 anno o con ammenda che va dai 1000 a 10000 euro a seconda dei casi.


Da un po’ di tempo a questa parte per evitare soprattutto ai cani la triste realtà di essere rinchiusi in un canile (passare del tempo richiusi anche se seguiti e curati non è piacevole per nessuno, figuriamoci per loro) si è arrivati alla decisione di creare i cosiddetti cani di quartiere. Il cane di quartiere non è nient’altro che un cane randagio che viene adottato da una zona che se ne prende cura a tutti gli effetti, evitandone la riproduzione. Purtroppo, però, non tutti i cani possono essere definiti tali poiché devono avere dei requisiti: la razza che li contraddistingue non deve rientrare tra quelle ritenute pericolose, non devono aver subito delle segnalazioni in quanto cane aggressivi e soprattutto deve esservi compatibilità’ con il quartiere dove verrà collocato. Appurato tutto ciò, il cane deve essere dichiarato clinicamente sano, essere iscritto all’anagrafe canina, dotato di microchip, vaccinato contro malattie, sterilizzato per evitare la riproduzione e l’aumento del numero di cani randagi. Una volta fatto questo iter si dovrebbe provvedere a trovare un volontario o dei volontari che ne curano l’alimentazione e l’igiene in generale e che collaborino con i veterinari dell’ASL (essendo i comuni autonomi di gestione sarebbe meglio informarsi prima se ci sono queste convenzioni con i comuni di appartenenza). Ultimamente diversi cani sono stati adottati dai quartieri e, tra questi, voglio citare Max, cane di un quartiere di Taranto, il quale vive la sua vita in libertà, accudito e coccolato da molti senza che lo stesso arrechi danni o infastidisca chi ne ha paura (purtroppo esistono persone che ne hanno timore, nonostante non siano stati oggetto di aggressioni pregresse, semplicemente è una questione di carattere). Per quanto riguarda le colonie feline, si parla di gruppi di gatti randagi che vivono in un determinato territorio. A differenza dei cani, in questo caso non abbiamo delle specie “privilegiate”. La responsabilità è condivisa dal Comune e dal personale volontario o privato che ne hanno cura. Anche loro sono tutelati sotto l’aspetto sanitario (soprattutto la sterilizzazione). Chi gestisce una colonia felina deve aver cura di cibarli ad ore fisse (consigliato) e soprattutto deve dotarli di ripari nei mesi più caldi e freddi dell’anno. Per quanto riguarda la sterilizzazione, a differenza dei cani, sarebbe meglio una sterilizzazione che riguarda entrambi i sessi per evitare soprattutto tra i maschi ci sia una diffusione della FIV (Immunodeficienza felina) che comunemente è chiamata AIDS Felina, non trasmissibile all’uomo. Fatte queste premesse, in quanto amante degli animali, sono decisamente favorevole alle adozioni dei nostri “amici a quattro zampe” poiché nel corso della mia vita ho avuto modo di adottarne parecchi, soprattutto gatti, evitando loro morte certa. Ciò mi ha reso sensibile circa questo problema e vorrei coinvolgere tutti, soprattutto i ragazzi, affinché siano più responsabili e rispettosi nei loro confronti, in modo tale che anche loro possano essere ascoltati. Mi auguro che anche Monteparano abbia capito che è giusto che anche gli animali vivano una vita dignitosa, come quella che dovrebbero vivere tutti gli uomini.

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