IL SUOLO E L’ACQUA

I nostri terreni non sanno più bere. Siamo riusciti a tappare, letteralmente, le bocche assetate dei nostri campi.


È bastato un pioggione notturno, e i nostri campi sono allagati.

È davvero colpa della troppa quantità d’acqua concentrata in un piccolo momento? Sì e no. Più no che sì.


Di sicuro le piogge sono diventate più sporadiche, più occasionali e, ovviamente, più intense. Ovviamente perchè la quantità d’acqua che piove in un anno è grosso modo sempre la stessa ma è distribuita in molti meno eventi appunto, e quindi quando deve venir giù, ne viene giù tanta (vedi voce “cambiamenti climatici”).

Ad ogni modo è un qualcosa su cui abbiamo poco controllo, la pioggia ce la prendiamo per quella che è e pure per come viene, non possiamo farci granchè.


Il problema vero, in tutto questo, è il suolo. Il suolo diventa un problema quando lo rendiamo inadatto ad assorbire e drenare l’acqua come si deve.

Lo rendiamo? Ma come, io non ho fatto niente, anzi.. - direte voi - tutte quelle arature che gli faccio!

Eh si, proprio quelle - ve dico io.

Buona parte delle lavorazioni agricole praticate da 60 anni a questa parte sono profondamente sbagliate, per vari motivi. Uno di questi motivi è che l’utilizzo e il modo di lavorare di alcuni attrezzi portano, tra le varie cose, alla creazione di una suola di compattamento, esattamente al di sotto dell’attrezzo, inizialmente debole e sottile. Immaginatela però dopo mezzo secolo al ritmo di due o tre lavorazioni l’anno.


Compattamento significa impermeabilità del terreno, o comunque permeabilità e porosità scarsissime. Tradotto, quando l’acqua arriva in grandi quantità, l’unico strato del terreno che riesce ad assorbirla è quello superficiale, i primi 20-30 cm, fino alla suola di cui parlavamo prima. Quando questo strato si riempie completamente quindi, invece che andare giù in profondità come dovrebbe, magari verso la falda, l’acqua rimane in superficie, staziona, allaga la zona, e ce la teniamo come un soprammobile in bellavista. Finchè, dopo vari giorni, una minima parte è riuscita a infiltrarsi effettivamente nel nostro amato e desolato campo, mentre la maggior parte è evaporata. Persa.


Quando l’estate piangiamo perché non abbiamo acqua ed è tutto secco, pensiamo a quando l’acqua ce l’abbiamo e al perché non riusciamo a tenercela stretta, a trattenerla.

Che poi, oggi ci interessa poco e niente sta roba dell’acqua, domani chissà.

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