Complessità e fragilità

Le difficoltà in cui ci siamo imbattuti nell' arginare il flagello rappresentato dalla pandemia da covid-19 ci ha messi di fronte a qualcosa dalla quale, la nostra cultura, si è attentamente tenuta lontano, cioè dalla costatazione che, nell' intero universo, la costruzione della struttura e della complessità richiede energia sempre crescente, ma che allo stesso tempo più aumenta la complessità più aumenta la fragilità.

Le condizioni diventano sempre più rigide, le regole più stringenti, e noi umani, che siamo un incredibile esempio di complessità, dovremmo assolutamente abbandonare l'idea che i risultati delle nostre azioni si esauriscano senza lasciare ferite profonde e a volte insanabili alla nostra biosfera, come invece sta pericolosamente avvenendo negli ultimi due secoli. Abbiamo ragionato in termini puramente relativi, soprattutto per interessi a volte inconfessabili e abbiamo perso di vista il contesto generale, dimenticando che dalla "salute" di quel contesto dipende quasi esclusivamente la nostra sopravvivenza come Specie.

Ma in che modo questo ragionamento riguarda ciò che sta avvenendo con la pandemia?


Ebbene! Ormai quasi tutti noi siamo a conoscenza di come la specie dominante da 350

milioni a 65 milioni di anni fa, sul nostro pianeta era costituita dai dinosauri, ma la caduta di un enorme meteorite ne ha decretato la scomparsa. In quel caso le condizioni climatiche e geologiche che ne sono seguite hanno consentito ai mammiferi (e quindi anche a noi), di proliferare ed evolvere, ma prima di quell' evento il nostro pianeta ha subito almeno altri due eventi, ancora più disastrosi, che hanno spazzato via il 90 per cento delle specie esistenti in quelle epoche. Le prime creature a soccombere in quei casi sono state le più evolute, le più specializzate, le più complesse; in altre parole, sono sopravvissute quelle creature che avevano un metabolismo elementare, che consentiva loro di vivere con pochissima energia che potevano assumere con il pochissimo cibo a cui si poteva accedere dopo il disastro ambientale.

Praticamente la Vita ha ricominciato sempre dalle sue forme più semplici cioè: batteri, organismi unicellulari, organelli pluricellulari strutturati ecc. Un' ultima considerazione che ci porta dritti alla domanda che ci siamo posti sopra è: tutti gli esperti sono ormai concordi che i danni in termini di inquinamento, disboscamento, stravolgimento di habitat, sfruttamento selvaggio dei territori ci ha già collocato nel pieno di un cambiamento climatico a due passi dall' irreversibilità, accompagnato da una strisciante e silenziosa estinzione di massa. Se attraversiamo quel punto di non ritorno, ormai vicinissimo, nel caso avvenga la catastrofe, prendendo due specie a caso, la domanda risulta spontanea: gli umani o il virus del covid-19, chi avrebbe più possibilità di cavarsela?

La risposta dovrebbe far tremare le vene dei polsi più fermi. Al contrario, nei fatti l'umanità sembra ormai un esercito di automi col cervello completamente annebbiato dal consumismo e dalla ricerca del falso benessere, in marcia verso una voragine in cui l'intera storia dell'umanità stessa rischia di scomparire senza lasciare traccia!


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