SANDRO PERTINI: IL PRESIDENTE AMATO DA TUTTI

In questi giorni, inevitabilmente, è capitato spesso di confrontarci con i nostri coetanei su chi sarebbe stato, tra tutti i candidati, il più idoneo a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica. Ma chi è stato il Presidente della Repubblica più amato in Italia? Secondo i sondaggi è stato Sandro Pertini.

Ma chi era Sandro Pertini? L’immagine che viene in mente a tutti, quando si pensa Pertini, è il viso onesto e fiero, la pipa all’angolo della bocca, gli occhialoni spessi e l’aria severa.

Nato vicino Savona, quarto di cinque fratelli, era di famiglia benestante. Nella sua giovinezza adorava stare in disparte a leggere o in sella alla sua bicicletta a pedalare per tutte strade della sua terra. In particolare, adorava la compagnia della madre; l’influenza della quale sulla formazione del suo carattere è rinvenibile grazie ad alcune dichiarazioni che egli fece: “Se nella vita sono riuscito a fare qualcosa di buono lo debbo al suo insegnamento e al carattere che lei mi ha formato. Ho l’orgoglio di pensare che io le assomiglio molto: per temperamento, per devozione alla fede scelta, per volontà nel sopportare sacrifici e rinunce e per fierezza.”

A 19 anni si ritrovò a combattere la Prima guerra mondiale, pur essendone contrario. Sopravvissuto, si laureò in giurisprudenza e scienze sociali, appassionandosi in particolar modo al socialismo.

Nel 1925, dopo essere rimasto profondamento turbato dalla barbara uccisione di Giacomo Matteotti, venne arrestato perché sorpreso a distribuire un foglio contrario al regime, dal titolo: “Sotto il barbaro dominio fascista”. La conseguente condanna fu di otto mesi di carcere.

L’anno successivo fu nuovamente condannato a cinque anni di confino, ai quali si sottrasse riuscendo a rifugiarsi in Francia. Il 26 marzo 1929, utilizzando un passaporto falso intestato al cittadino svizzero Luigi Roncaglia, Pertini riuscì finalmente a rientrare in Italia, dove riprese contatto con la rete clandestina di antifascisti.

Riconosciuto, venne arrestato a Pisa il 14 aprile 1929. Deferito al Tribunale Speciale, Pertini fu condannato il 30 novembre del 1929 a 10 anni e 9 mesi di reclusione e a 3 anni di vigilanza speciale.

All’annuncio della condanna rispose con il grido "Viva il socialismo" e "Abbasso il fascismo".

Negli anni passati in carcere si evidenziò la grandezza del personaggio. In prigione, infatti, lottò per ottenere un trattamento più umano, per avere libri per studiare storia, economica e inglese e si dissociò drasticamente, nonostante fosse malato, dalla richiesta di grazia che la madre spedì al Duce con durezza, per non tradire la sua fede politica.

In prigione vi fu l’incontro con uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano, Antonio Gramsci, il quale provò a convertire al comunismo il compagno socialista, ma senza riuscirci. Per Pertini, l’amicizia con Gramsci, assunse un significato oltre che sentimentale e umano, anche politico. Il socialista infatti, era un attento sostenitore dell’unità del movimento operaio.

Nel 1943 vi fu la caduta del regime fascista e Pertini contribuì a ricostruire il partito socialista. Fu, inoltre, tra i protagonisti della Resistenza, cui partecipò con idee e carisma, sia nel direttivo che nelle piazze. Fu lui ad organizzare l’insurrezione di Milano del 25 aprile ed ebbe anche un ruolo decisivo nella cattura ed eliminazione di Mussolini. In quell’occasione ricevette una medaglia d’oro al valore militare appuntata al petto per il ruolo di “combattente audacissimo alla Resistenza”.

Dopo la guerra, vi fu una nuova fase della sua vita, sicuramente meno violenta, ma non meno agguerrita.

Il 2 giugno del 1946 venne eletto all’Assemblea costituente. Senatore nella I legislatura (1948-1953), nella II (1953-1958) fu eletto alla Camera dei deputati, per essere confermato senza interruzioni fino al 1976. All’interno del PSI evitò di porsi a capo di una corrente, preferendo il profilo di un riferimento ideale e di un esempio per i militanti più giovani. Il 5 giugno 1968 divenne Presidente della Camera dei deputati, il primo non democristiano, ruolo che ricoprì per tre mandati di fila (1968-1972, 1972-1976, 1976-1978).

La sua carriera politica si aprì con la consapevolezza che, nonostante la fine del regime fascista, la Resistenza avrebbe dovuto ritenersi tutt’altro che conclusa: “la libertà è un bene prezioso che bisogna difendere giorno per giorno” diceva. Infatti, è ciò che cercò di fare da segretario del Partito socialista, da deputato e da membro dell’Assemblea costituente. Come giornalista usò le colonne dell’Avanti! Di cui fu direttore per alcuni anni, per opporsi al gioco della spartizione di cariche e poltrone in Parlamento e per criticare l’amnistia a “coloro che hanno incendiato villaggi con i tedeschi, che hanno violentato donne colpevoli solo di aver assistito dei partigiani.”

Nel 1978, l’Italia fu ancora una volta sconvolta dall’uccisione di Aldo Moro. Pertini venne eletto Presidente della Repubblica inaspettatamente con ben l’82% dei consensi al sedicesimo scrutinio.

Pian piano divenne la figura perfetta per ridare autorevolezza a uno stato in crisi. Nessun uomo politico italiano ha mai conosciuto all’estero una popolarità paragonabile a quella da lui acquisita, grazie ad atteggiamenti di apertura ed eccezionale schiettezza nei suoi incontri diplomatici. Pertini riuscì inoltre, nei lunghi anni in cui è il presidente della Repubblica, a riaccendere negli italiani la fiducia nelle istituzioni e a mettere in atto un’aperta denuncia della criminalità organizzata e del terrorismo.

È inevitabile, quindi, che ogni volta che si parlerà di Presidenza della Repubblica, chiunque dovrà misurarsi con la grandezza e la popolarità di Sandro Pertini.


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