Sogni, bisogni e utilità

Aggiornamento: 20 ott 2021



Ognuno di noi ha dei sogni da realizzare ed ognuno di noi ha dei bisogni da soddisfare.

Può succedere anche che le due cose possano coincidere.

I sogni pur essendo dei desideri da realizzare, non hanno per definizione, essendo appunto sogni, una priorità marcata, mentre i bisogni hanno per loro stessa definizione una scala di priorità.

Sognare può essere anche “sognare di soddisfare i propri bisogni o quelli di una collettività”, ma difficilmente il concetto di bisogno si lega ai sogni.

Cos’è il bisogno?

Il bisogno è una necessità, cioè la mancanza di qualche cosa, indispensabile o opportuna per la sopravvivenza, di cui si sente il desiderio.

È altrettanto ovvio a questo punto poter affermare che i bisogni non sono tutti uguali.

Vi sono dei bisogni cosiddetti primari, legati strettamente alla sopravvivenza e quelli legati alla “opportunità”.

Tutti i bisogni sono oggetto di scelte, ed ogni bisogno assume agli occhi di ogni individuo una valenza differente.

Anche se entrambi i macro gruppi sono oggetto di scelte individuali, è in quelli legati alla, ”opportunità” che si nota maggiormente la differenza del valore dei bisogni a livello individuale.

Potremmo sostenere che la somma dei bisogni individuali costituiscono i bisogni collettivi.

Chi ci amministra ha il dovere di mettere in condizione tutti gli individui di soddisfare i propri bisogni.

Mentre sulle scelte cosiddette necessarie alla sopravvivenza, si può affermare con tranquillità che sia abbastanza semplice individuare i primi cinque bisogni della collettività, per individuare i primi cinque bisogni collettivi legati all’opportunità non possiamo affermare la medesima cosa.

Se noi chiediamo a dieci persone di individuare i primi dieci bisogni più importanti per loro, elencandoli in base ad una scala di priorità ed assegnando loro un valore che va da uno fino a dieci, e sommassimo le dieci scale in base al valore loro assegnato, otterremo una “classifica” che difficilmente corrisponderà ad una delle dieci scale individuate dalle persone a cui abbiamo chiesto.

Facendo insieme una riflessione, possiamo asserire che l’utilità dei bisogni assume valori decrescenti man mano che vengono soddisfatti i bisogni ritenuti “prioritari”.

Continuando a riflettere, potremmo anche asserire che per soddisfare i bisogni è necessario un valore standard che quantifichi il loro valore.

In base a quanto abbiamo visto in precedenza si desume che ogni bisogno ha un valore diverso per ogni individuo.

Tutto ciò lo si può riassumere nella famosa battuta “darei “x” euro per soddisfare il mio bisogno. E per quanto appena detto ci accorgiamo che quella “x” assume un valore diverso da individuo ad individuo.

Se noi presupponiamo che ogni individuo ha a disposizione una tale “somma x”, per soddisfare i propri bisogni, ci accorgeremo che le ultime scelte fatte nella famosa classifica di cui sopra, non saranno soddisfatte per mancanza di moneta e perché sono considerate meno importanti e quindi ai margini della classifica.

Se lo si vede dal profilo di chi ci amministra, la scelta dei bisogni da soddisfare dato un valore “x” a disposizione, ci si accorge che in base alla elaborazione della classifica dei bisogni collettivi, derivante dalla somma dei bisogni individuali, qualche bisogno non verrà soddisfatto per esaurimento fondi.

Riportando il ragionamento precedente che per ogni individuo il valore dei bisogni assume un valore più o meno diverso, ci accorgiamo che per alcuni saranno soddisfatti alcuni dei bisogni ritenuti più importanti e per altri no.

I Sogni degli amministratori sono quelli di soddisfare tutti i bisogni dei cittadini.

Ciò, già non avviene per quanto riguarda i bisogni primari, figuriamoci per quelli considerati opportuni.

Le scelte collettive quindi, determinano per loro stessa natura un sacrificio di alcuni bisogni individuali (diversi per ognuno), in favore di un “bisogno collettivo”.

Quest’ultima analisi la si può riscontrare facilmente, intervistando alcune persone e chiedendo il loro pensiero su un dato investimento collettivo per la soddisfazione di un dato bisogno. Ci accorgeremmo che per alcuni, l’investimento è congruo e corretto, per altri non sono contrari a prescindere ma c’erano altre priorità, ed altri ancora un no secco per la scarsa rilevanza nella loro scala di bisogni da soddisfare.

Ora potremmo dare la definizione di utilità, cioè:

L’utilità è la soddisfazione data da un bene o un servizio adatto a l'appagamento di un bisogno.

Avendo dato un “valore” ai bisogni, ne consegue che anche l’utilità assume un valore “x”.

Ora proviamo a fare un ragionamento.

Dato valore “X” a disposizione dei nostri amministratori per soddisfare i bisogni della collettività.

Dato valore “Y” al costo per la soddisfazione di tali bisogni.

Dato valore “Z” alla differenza tra “Y-X”.

Potremmo tranquillamente affermare che quanto più vicina allo zero è il valore di “Z”, maggiore sarà la soddisfazione della collettività.

Il valore di “Z” diverso da zero, sarà quella parte della collettività che non avrà riscontrato il soddisfacimento di tutti i propri bisogni.

Le scelte degli amministratori determinano quale “utilità” non sarà soddisfatta.


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