Storia del milite ignoto

LE RAGIONI DI UNA PROPOSTA COMMEMORATIVA

Nel centenario della ricorrenza della commemorazione dei caduti in guerra si è ritenuto

che fosse giunto il momento in cui, in ogni luogo d’Italia, si possa orgogliosamente

riconoscere la “paternità” di quel Caduto. Quel Soldato, riconosciuto “di nessuno”, che

può in realtà essere percepito come “di tutti”, al punto da trasformarsi nella sublimazione

del sacrificio e del valore dei combattenti della prima guerra mondiale e, successivamente,

di tutti i Caduti per la Patria.

Sulla base di quanto presupposto, le Medaglie d’Oro al valor Militare si sono rivolte

all’ANCI, in quanto rappresentante della quasi totalità dei Comuni d’Italia, per promuovere

il conferimento della cittadinanza onoraria al “Milite Ignoto”, da parte di ciascuna Civica

amministrazione.


STORIA DEL MILITE IGNOTO

DEGNO FIGLIO DI UNA STIRPE PRODE E DI UNA MILLENARIA CIVILTÀ,

RESISTETTE INFLESSIBILE NELLE TRINCEE PIÙ CONTESE, PRODIGÒ IL SUO

CORAGGIO NELLE PIÙ CRUENTE BATTAGLIE E CADDE COMBATTENDO

SENZ’ALTRO PREMIO SPERARE CHE LA VITTORIA E LA GRANDEZZA DELLA

PATRIA

XXIV – V – MCMXV IV – XI – MCMXVIII


PREMESSA STORICA

Dopo la conclusione del primo conflitto mondiale, nel corso del quale avevano perso la vita

circa 650.000 militari italiani, il Parlamento approvò la legge 11 agosto 1921, n.1075, “per

la sepoltura in Roma, sull’Altare della Patria, della salma di un soldato ignoto caduto in

guerra”.

La Commissione, appositamente costituita per la individuazione dei resti mortali di quello

che sarebbe diventato il Milite Ignoto, compì ogni sforzo affinché non fosse possibile

individuare la provenienza territoriale del Caduto prescelto e neppure il reparto o la stessa

forza armata di appartenenza. L’unico requisito assunto come inderogabile fu quello della

sua italianità.

LE RAGIONI DI UNA SCELTA

L’elemento di Italianità nella sua assoluta indeterminatezza fu unito alla casualità nella

scelta finale della bara. La selezione fu fatta tra undici identiche bare nella Basilica di

Aquileia, da parte di Maria BERGAMAS, madre di un militare caduto in combattimento, i

cui resti non furono mai recuperati. Ciò consentì a tutti gli italiani di identificare una

persona cara in quel militare sconosciuto il quale avvenne, infatti, sin dal passaggio del

treno speciale che lo trasportò da Aquileia a Roma e poi, il 4 novembre 1921, nel

momento della sua solenne tumulazione presso il sacello dell’Altare della Patria, al

Vittoriano.

La Commissione per la designazione del Milite Ignoto fu convocata a Udine il 2 ottobre

1920 alle ore 9.00 per programmare nei minimi particolari le ricerche delle salme.

All’incontro parteciparono anche tutti coloro che avrebbero operato con la commissione:

autisti, scavatori, operai generici, falegnami, ecc. Il presidente, il generale Paolini, ribadì

la necessità della massima riservatezza di quanto veniva fatto e fece giurare a tutti che in

nessun modo avrebbero rivelato i luoghi delle ricerche e soprattutto quello del

ritrovamento delle salme designate.

Lo stesso giorno la commissione al completo partì per il Trentino.

Lunedì 3 ottobre 1921 iniziò la ricerca della prima salma, nei pressi di Rovereto; dopo il

ritrovamento e la sua riesumazione fu trasportata a Trento. Una volta messa in una cassa

di legno e riposta su un affusto di cannone trainato da una pariglia di cavalli, fu condotta

sino al locale cimitero cittadino e sistemata sull’altare di una piccola cappella al suo

interno.

La ricerca e il rinvenimento della seconda salma fu effettuata sul massiccio del Pasubio.

La riesumazione fu condotta insieme alla prima a Bassano presso la “Casa del Soldato”.

Per la terza salma la commissione si recò sul Monte Ortigara, presso l’Altipiano di Asiago.

Dopo il ritrovamento fu trasportata a Bassano dove erano già state riposte le prime due.


La cima del Monte Grappa fu scelta per la ricerca e la designazione della quarta salma.

Dopo la sua riesumazione fu condotta a Bassano da dove insieme alle prime tre fu

autotrasportata a Conegliano, località prescelta per accoglierle momentaneamente, in

attese delle nuove ricerche e dei nuovi rinvenimenti.

La quinta salma fu riesumata sul Montello e avviata verso Conegliano per essere riunita

alle altre quattro.

La sesta salma fu rinvenuta nella zona di Cortellazzo-Caposile, nel Basso Piave e

sistemata a Conegliano, come tutte le altre cinque, su affusti di cannone all’interno

dell’Oratorio della Madonna della Salute.

Le località che erano state attraversate da ogni singola salma avevano visto gli edifici

imbandierati e la popolazione assieparsi lungo le strade, facendo ala al passaggio per un

saluto spontaneo e commosso. Erano delle vere e proprie piccole significative

manifestazioni di popolo.

Il 13 ottobre 1921due camion con le sei casse partirono da Conegliano, giunsero a Udine

e si fermarono nel piazzale davanti la stazione ferroviaria alle cinque pomeridiane; era già

affollato di persone come tutte le vie che la stampa locale aveva rese note come percorso

che sarebbe stato intrapreso dal corteo che si sarebbe formato e che avrebbe

accompagnato le bare, fino alla chiesa di Santa Maria in Castello proprio in cima al colle

del Castello di Udine.

Nello spiazzo alle spoglie vennero tributati onori militari e civili.

Le bare furono avvolte nel tricolore e riposte sopra affusti di cannone, trainati ognuno da

sei cavalli. Erano ricoperte da corone di fiori; la prima salma era preceduta da un drappello

di carabinieri a cavallo in alta uniforme, come d’altronde tutti i militari che parteciparono alcorteo. La seconda da fanti, la terza da alpini, la quarta da cavalleggeri appiedati, la quinta

da artiglieri, la sesta da avieri. Tutti erano accompagnati lateralmente da ex combattenti in

borghese.

Seguivano plotoni di carabinieri, fanti, alpini, artiglieri, una squadra di autoblindo,

cavalleggeri appiedati, guardie di finanza, guardie regie. Dopo venivano le associazioni

patriottiche, gli studenti delle scuole pubbliche e dei collegi, maschili e femminili,

cittadini. Chiudeva il lungo corteo uno squadrone di cavalleggeri di Monferrato in sella ai

loro cavalli.

A tutte le finestre che si affacciavano al percorso erano appesi tricolori e le persone,

affacciandosi, lanciavano fiori. Tutte le campane delle chiese della città risuonavano. Le

persone assistettero al passaggio delle bare in silenzio. Alla fine del percorso i sei feretri

furono allineati nel piazzale del Castello. Sacerdoti procedettero alla benedizione, mentre

tutte le truppe presenti rendevano gli onori militari.

Il generale Paolini pronunciò poche significative parole: “Cittadini! Sono orgoglioso di

questa imponente manifestazione, che voi avete tributato alle salme gloriose. Sono

commosso di sentire palpitare i vostri cuori che tre anni or sono palpitavano di eroi martiri.

Di queste salme noi non conosciamo il nome, ma esse avranno un

nome immortale nei secoli”.

Le sei bare furono trasportate a spalla all’interno della chiesetta del Castello e adagiate su

un catafalco approntato; ad addobbare la chiesa c’erano fiori, armi e alloro. Guardie

d’onore furono schierate ai lati del catafalco e all’entrata. Le bare erano disposte tre verso

l’altare e tre verso l’ingresso della chiesa. Davanti al catafalco era stato posto un cartello

con la scritta: “O morti per l’Italia / il ricordo di voi / doni pace all’Italia”.

Intanto continuava il tributo per rendere omaggio e lasciare un fiore, recitare una

preghiera. Nei giorni di permanenza dei feretri a Udine la chiesetta fu lasciata aperta dalle

otto di mattina alle sette di sera per permettere il pellegrinaggio da parte della gente che si

riversava in città anche dai paesi della provincia. Davanti al catafalco erano stati riposti

alcuni registri per raccogliere le firme di coloro che avevano reso omaggio ai soldati

sconosciuti. La mattina del 15 ottobre 1921venne celebrata un’affollata messa solenne dal

Vescovo di Udine Anastasio Rossi.

Intanto la Commissione riprese le sue ricerche per la designazione della settima salma e

si recò, attraversando la Carnia, in Cadore. Il ritrovamento e la riesumazione della settima

salma, avvenne nei pressi di Cortina D’Ampezzo. Qui il soldato senza nome sostò nella

chiesa parrocchiale settecentesca dove una folla proveniente dall’alto Cadore era giunta a

rendere omaggio. La partenza in camion condusse la salma a Pieve dove era assiepata

una moltitudine di persone provenienti dal basso Cadore anche qui la manifestazione fu

grande e partecipata il lancio di fiori e alloro accompagnarono il feretro nel suo viaggio. A

Tolmezzo si era intanto raccolta la gente carnica con le rappresentanze di tutti i comuni e

la presenza delle autorità locali. Qui la salma ricevette la benedizione prima di ripartire alla

volta di Udine accompagnata da un corteo per le strade della cittadina. Giunta A Udine aporta Gemona un reparto in armi le rese gli onori militari e la scortò fino alla chiesa di

Santa Maria in Castello.

Le sette salme dovevano adesso essere trasferite a Gorizia da dove sarebbe ripartita la

ricerca delle mancanti quattro.

Il 18 ottobre alle 14 si mossero dalla chiesa i sette feretri che furono trasportati a spalla

lungo la discesa del colle erano accompagnati da drappelli di soldati di tutte le armi e dai

rappresentanti di tutte le associazioni combattentistiche e civili.

Ad attendere il passaggio in Piazza Libertà una enorme folla e sui gradoni del palazzo

della loggia tutte le autorità civili e militari; le strade in cui era previsto il passaggio erano

piene di gente che lanciava fiori. Sul piazzale di porta Ronchi i feretri furono posti su due

camion addobbati e in silenzio e senza alcun discorso mentre le bandiere si inchinavano al

loro passaggio e ricevendo gli onori militari partirono per raggiungere l’ulteriore tappa

Gorizia.

Dopo aver attraversato Manzano, Brazzano, Cormons, Capriva, Mossa, Lucinico

addobbate a festa con bandiere e ghirlande e fronde d’alloro con la popolazione in attesa

per rendere omaggio, al passaggio dei due camion, alle sette salme con lancio di fiori, il

convoglio giunse a Gorizia. Dalle finestre erano state esposte centinaia di tricolori per tutto

il tragitto che dalla stazione ferroviaria avrebbe condotto attraverso Corso Italia e Corso

Verdi, a piazza della Vittoria fino alla Chiesa di Sant’Ignazio.

Nella piazza d’armi della stazione le sette bare ricevettero gli onori militari e furono riposte

su affusti di cannone trainati da cavalli e scortati da drappelli di soldati e civili in corteo, tra

della chiesa e poste su catafalchi situati nella navata centrale avvolte nel tricolore, con corone di alloro e fiori che le ricoprivano.


La mattina del 20 ottobre la

Commissione partì alla ricerca

dell’ottava salma che fu rinvenuta

sul monte Rombon e portata con

tutti gli onori a Gorizia all’interno

della chiesa di Sant’Ignazio e

riposta con le altre bare.

La nona salma fu ritrovata sul San Michele.

La decima salma a Castagnevizza del Carso e tra questa località e il mare, e

precisamente tra l’Erma, il corso del Timavo e il monte Hermada fu ritrovata l’undicesima

salma.


Tutte furono condotte all’interno della chiesa di Sant’Ignazio in Gorizia dopo aver tributato

loro tutti gli onori.

Quindi, erano presenti le undici salme provenienti dai principali campi di battaglia italiani

della Grande Guerra: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Piave, Cadore,

Gorizia, Isonzo, S. Michele, Castagnevizza, furono portate a Gorizia, dove, ultimati i

ritrovamenti, fu celebrata una messa funebre solenne. Da Gorizia le salme furono condotte

ad Aquileia.

Giunte dinanzi alla Basilica d’Aquileia le undici bare furono solennemente trasportate a

spalla all’interno.

Il 28 ottobre 1921 già dalle prime ore del giorno una grande folla di popolo si era assiepata

nello spiazzo situato dinanzi alla Basilica. La cerimonia sarebbe stata tenuta dal vescovo

di Trieste che era anche vescovo Castrenze (Ordinariato militare per l'Italia) Angelo

Bartolomasi.

All’interno della chiesa al centro della navata era stata approntato un cenotafio sul quale

sarebbe stata poggiata la bara scelta, esposta in bella evidenza. Alle 11.00 furono aperte

le porte della Basilica e iniziarono ad entrare autorità e cittadinanza. L’Italia era

rappresentata dalle autorità militari e politiche ai massimi livelli.

Quando sulle note della Marcia Reale entrò e prese posto nella Basilica il Duca d’Aosta, la

cerimonia religiosa ebbe inizio. Una volta che fu terminata, quattro decorati di medaglia

d’oro al Valore Militare, il generale Paolini, il colonnello Marinetti, l’onorevole Paolucci e il

tenente Baruzzi, si avvicinarono a Maria Bergamas, la madre designata per la scelta, per

accompagnarla davanti alle bare.

Maria Bergamas madre dell’irredento sottotenente Antonio Bergamas, decorato di

medaglia d’oro al Valore Militare, caduto durante un attacco sul Monte Cimone, il cui corpo

non era stato mai ritrovato, era stata prescelta perché indicasse la bara del Milite

Ignoto. La donna si inginocchiò davanti all’altare, quindi si sollevò ed iniziò la scelta

camminando lentamente dinanzi ai feretri, giunta davanti alla penultima lanciò un grido

che si propagò per l’intera Basilica immersa in religioso silenzio e chiamando il proprio

figlio abbracciò inginocchiata la bara. Tutti erano sinceramente commossi e piangenti.

Le campane suonavano cupe e salve d’onore, venivano sparate da batterie situate nella

campagna adiacente alla Basilica. Intanto la banda della Brigata Sassari intonava “La

Leggenda del Piave”.

La bara prescelta fu trasportata da quattro decorati e riposta all’interno di un’altra cassa di

legno massello, rivestita di zinco al suo interno. Sul coperchio venne posta una teca

d’argento opera dell’artista Calligaris.

Dentro fu collocata la medaglia commemorativa dell’evento. Sul coperchio veniva fissata

anche l’effige di un’alabarda in argento.

Il rito ufficiale ebbe fine alle 12.20 e la basilica venne aperta alla gente, già in attesa al di

fuori, perché potesse liberamente rendere omaggio.

Alle ore 15.00 il Duca D’Aosta, il ministro della Guerra Gasparotto e le principali autorità

del Regno, si portarono sul piazzale per assistere alla posa della bara su un affusto di

cannone trainato da sei cavalli bianchi bardati a lutto e in accompagnare, in corteo, alla

stazione ferroviaria la salma, attesa da uno speciale convoglio che lo avrebbe portato a

Roma.

L’intero percorso che vide impegnato il treno del Milite ignoto divenne il funerale di tutta la

nazione e il popolo italiano, quello dei contadini, degli operai, della gente comune, rese

onore coi gesti semplici della sincera commozione.

Proseguendo in silenzio tra madri piangenti e disperate, il convoglio veniva accolto nei

paesi del Friuli, del Veneto, dell’Emilia, della Toscana e del Lazio; erano

improvvisate semplici cerimonie nate casualmente, laiche e religiose, in ogni luogo, per un

Milite che rappresentò tutte le vane attese e divenne il simbolo genuino dell’unità di tutta la

Nazione e che trovò in fine riposo e memoria degni, nell’Altare della Patria.

Durante la fase finale di quello storico viaggio, i decorati di Medaglia d’Oro al valor militare,

che già avevano ricevuto il privilegio di svolgere la stessa funzione nel tragitto dalla

Basilica alla stazione ferroviaria di Aquileia, eseguirono nuovamente, a Roma, la scorta

d’onore al feretro, trasportato su un affusto di cannone, dalla Basilica di Santa Maria degli

Angeli e dei Martiri alla base del Vittoriano e quindi ne effettuarono il trasporto, a spalla,

sulla scalea, sino alla sua deposizione nel sacello, ove il Caduto (anch’Egli, nel frattempo,

decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare) viene tuttora custodito ed onorato.


(fonti: http://www.esercito.difesa.it/)

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