Talk Show

Poche volte, rarissime direi, un programma televisivo mi ha fatta emozionare. No, vi starete chiedendo, non mi riferisco a quelli condotti da Maria De Filippi in onda tutti i giorni, a quanto pare anche a tutte le ore, sui canali mediaset. “Che tempo che fa” è un talk show di un certo peso che da anni viene mandato in onda sulla rete nazionale, Un programma che di certo fa discutere molto: per la conduzione (il conduttore è inopportuno? Potrebbe intromettersi di meno?), per gli argomenti trattati (si passa velocemente, durante la stessa serata, da un argomento all’altro, spesso senza correlazione) e per gli ospiti (spiccatamente di sinistra e di parte). Al di là degli interventi e dei fatti di cronaca di cui si parla che generano profondamente tristezza, ricordo tre episodi che mi hanno visceralmente colpita. Andiamo con ordine. Il 10 Febbraio 2020 l’attuale ministro degli interni Luciana Lamorgese è intervistata dal conduttore Fabio Fazio: tale intervista la ricordo con particolare deferenza poiché il nostro ministro sottolinea l’importanza delle parole, soprattutto quando utilizzate come strumento funzionale all’odio. Tra una domanda e l’altra, gli italiani hanno modo di conoscere non solo la personalità ma anche la persona. In un preciso momento della conversazione, Fazio le fa notare che nei primi due mesi del 2020 gli sbarchi dei migranti sono aumentati: le chiede il motivo di ciò e la invita a spiegare l’iter che lo Stato Italiano deve seguire quando viene notificata la presenza di persone bisognose di un aiuto tempestivo presenti nei mari italiani, anche alla luce degli articoli della nostra costituzione (ndr Art. 10 […] Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge) che tutelano il benessere, fisico e psichico, delle persone in quanto tali; Placidamente il ministro, da manuale, inizia a spiegare cosa si fa ma presto viene interrotta da una domanda. Ma Quindi non le viene in mente di non farli sbarcare? Momento di pausa. Silenzio. Poi con un certo imbarazzo ma con fermezza risponde semplicemente “No”. Applausi. Commozione: stupisce e commuove l’imbarazzo con cui pronuncia la sua risposta, quasi come se stesse commettendo un crimine, come se fosse sbagliato poter decidere e decidere di non essere indifferenti nei confronti della sofferenza altrui e poter aiutare delle persone. Primo episodio impresso nella mia mente, ma ora veniamo al secondo. 7 Novembre 2021, Vincenzo Spadafora, ex ministro per le politiche giovanili e lo sport nel governo Conte II, presenta il suo nuovo libro, il cui tema principale è la vita politica degli ultimi due anni ma insieme a ciò c’è anche altro e, sebbene il conduttore lo inviti a glissare, nel caso in cui volesse, l’ex ministro non perde l’occasione per sottolineare un aspetto importante del libro, e quindi della sua vita, anche alla luce del recente fallimento del DDL Zan. Allora dice “Io penso che la vita privata delle persone debba rimanere tale. Se fossimo un paese culturalmente più avanzato soprattutto sul tema dei diritti forse i dibattiti di queste settimane sul DDL Zan non li avremmo neanche affrontati. Penso però che chi ha un ruolo pubblico, politico come il mio in questo momento storico abbia qualche responsabilità in più. Io l’ho fatto anche per me stesso, perché ho imparato, forse molto tardi, che è molto importante volersi bene e innanzitutto rispettarsi…In politica questo tema viene ancora utilizzato per ferire l’avversario politico, per quel brusio di fondo, anche molto squallido, che ho subìto anche io. Io stasera volevo spegnere questo brusio, sapendo che io resto l’uomo che sono, con tutto il percorso personale e complicato che ognuno di noi fa nella sua vita, per qualunque motivo e per il quale dobbiamo avere molto rispetto. Io spero da domani di essere considerato per quello che faccio, per come lo faccio, lo stesso uomo di sempre quale sono per la mia famiglia e per i miei amici. Forse domani sarò solo un po’ più felice perché sarò anche più libero.” Commuove e stupisce un po': l’orientamento sessuale non definisce le persone che siamo, le scelte che compiamo e le nostre capacità. Perché ciò che ciò che ci rende felici -essere noi stessi- dovrebbe essere un ostacolo? Perché, ancora una volta, alcuni uomini decidono il destino di altri uomini? Silenzio. L’unica cosa che può seguire è un silenzio assordante che non lascia spazio ad incomprensioni: ci troviamo nuovamente davanti l’ennesima violazione della dignità dell’uomo. Spadafora sottolinea in un certo l’assurdità del coming out e del DDL Zan e ci chiediamo spontaneamente: perché sono assurdi? Se fossimo in un “paese culturalmente più avanzato “-cito testualmente- non ci sarebbe bisogno, dopo anni ed anni di lotte del secolo scorso, di un ulteriore legge che tutela la libertà di essere stessi, la libertà di essere diversi da ciò che da troppo tempo viene definito “Normale”. Termino con il terzo episodio, il quale cronologicamente precede i primi due e che affonda le radici nella mia coscienza politico sociale. Non ho idea se l’America sia realmente la madre patria dei talk show, una cosa è certa: gli americani sono proprio bravi, degli showmen nati; ho imparato l’inglese passando ore a guardare i coinvolgenti talk show americani e le loro serie tv degli anni ‘80/90. Il mio preferito, forse ora superato solo dall’Ellen Show, è sempre stato il David Letterman Show: talk in onda dal 1993 al 2015, insignito di vari premi e riconosciuto a livello mondiale. È il 2011 quando Letterman intervista l’attuale former president degli stati Uniti D’America Donald Trump, il quale ormai da anni contesta ad un altro stimato ex presidente e premio nobel per la pace, Barack Obama, la legittimità della sua candidatura a presidente in quanto sospettato di non essere realmente nato in territorio americano (non si può essere presidente degli USA se non si è nati negli USA). Trump dichiara “Può avere 5 milioni di dollari (ndr Barack Obama) da donare in beneficenza – gli firmo un assegno- Gli darei anche di più. 5 milioni. Forse non ci crederai, ma spero che sia tutto regolare. Potrebbe essere. […] Sai una cosa? Il suo certificato di nascita non è presente negli archivi degli ospedali. Spero che tutto sia regolare e sarò lieto di fare una donazione a chi desidera. Se Mercoledì prossimo entro le 17 non avrà pubblicato queste semplici carte quegli enti benefici non riceveranno i soldi, penso sia ingiusto.”

Piccola pausa di riflessione e Letterman, divertito ma determinato gli risponde “Capisco il tuo punto di vista, (I understand your point! Applauso del pubblico per Trump che gli incita a fare di più) ma preferisco un presidente che non accetti ricatti o coercizioni!” WOW. Allora adesso mi chiedo e vi chiedo quale sia il punto di tutto ciò. Vi offro (come non potrei?) una libera interpretazione dei fatti. Il mio non è un solo un invito a ricercare programmi televisivi costruttivi che possano insegnare senza tediare ma è anche un incoraggiamento a scorgere l’umanità anche laddove sembra non esserci o sembra essere oscurata da interessi politici ed economici. Fermiamoci a riflettere.


C’è un odio che serpeggia nel paese come un’emergenza culturale e civile che mette in discussione le ragioni stesse del nostro stare insieme.

Luciana Lamorgese, LaRepubblica.

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