Un futuro sostenibile

Aggiornamento: 20 ott 2021




La mattina del 4 Aprile 1968 Martin Luther King non sapeva che sarebbe morto nel pomeriggio e, se l’avesse saputo, non sarebbe stato molto sorpreso. Anche Falcone e Borsellino sapevano che prima o poi sarebbe stati uccisi, esattamente come tutti coloro i quali si assumono la responsabilità di cambiare le cose sanno che prima o poi le conseguenze delle loro azioni ricadranno solo su di loro. Come ben sappiamo, spesso, queste conseguenze non sono positive e/o portano loro un guadagno o un beneficio. Allora perché lo fanno? Perché l’hanno fatto? La risposta, che può sembrare ovvia e scontata ma che non lo è affatto, è: per il bene dell’umanità. Lo hanno fatto perché credevano nella giustizia e in quei diritti che dovevano riguardare tutti: sono dei simboli passati alla storia perché, differentemente da molti altri, hanno raggiunto obiettivi importanti senza la violenza, verbale e fisica, facendo ricorso alla parola, sperando nella comprensione, sensibilità e intelligenza dei loro simili, che, appunto insieme a loro, costituivano proprio quella famosa società di cui tutti facciamo parte denominata Umanità. Pochi, nel corso del tempo, hanno compreso cosa significhi nuocere all’umanità (quindi fondamentalmente a tutti gli esseri umani, e viventi più in generale) ma se proprio dobbiamo citarne alcuni non possiamo ignorare quegli uomini appartenenti al mondo della scienza che, dopo la seconda guerra mondiale, decisero di unirsi per dar vita al documento passato alla storia con il Titolo “Manifesto di Einstein Russell”, dal nome dei loro ideatori. In particolare, il filosofo e matematico Russell, essendo spettatore della morte, delle sofferenze e della distruzione causate dal secondo conflitto internazionale e consapevole che lo sviluppo tecnologico e scientifico non avrebbe mai avuto fine, volle riunire uomini esperti in materia come lui per rendere consapevole la razza umana delle conseguenze catastrofiche di un uso improprio delle bombe atomiche ad idrogeno, il cui sviluppo non si sarebbe fermato. Già all’epoca era evidente che l’uomo, forse per natura forse per educazione, è portato a risolvere i conflitti con la violenza ma, come sottolineato dal testo del documento, è incompatibile con la vita stessa, descrivibile con l’aggettivo “fragile”. Ogni tanto immagino quei genitori che abbracciano i propri figli per la prima volta: c’è chi osserva le mani, chi la piccola bocca mentre altri si concentrano ad immaginare il loro futuro, quando invece dovrebbero fare attenzione alla scritta in rosso (che ovviamente immagino sempre io, dubito che ci sia ma non ho mai controllato) stampata sul pannolino dell’ospedale che reca la scritta FRAGILE, esattamente come un pacco particolarmente importante affidato al corriere con la speranza che ne abbia cura. Molti pensavano che in seguito alla crisi pandemica generata dal covid-19, gli uomini ne sarebbero usciti migliori ma in realtà non penso sia così: le manifestazioni contro l’odio, le lotte contro il razzismo, i discorsi contro la violenza dell’ultimo secolo ci guardano e pensano che siamo degli illusi a credere che un virus possa renderci migliori. Ancora una volta penso che solo un’esperienza diretta possa renderci “migliori”, se siamo in grado di trarne un insegnamento. Non mi spaventa l’odio né la violenza perché fin quando ci sarà l’uomo ci saranno anche loro perché penso che l’uomo sia troppo egoista per privarsene ma ciò che mi spaventa davvero è l’indifferenza: procediamo per la nostra strada senza prestare attenzione a ciò che ci circonda e ritenendo i problemi degli altri troppo lontani da noi. Solo Se una tragedia ci travolge o se semplicemente assistiamo ad un evento fuori dall’ordinario pretendiamo di essere aiutati e ascoltati da coloro i quali fanno parte del gruppo degli indifferenti di cui eravamo membri attivi, o passivi, dipende dalla prospettiva. Se l’indifferenza fosse meno diffusa non credo che tutto si risolverebbe ma forse le singole persone si sentirebbero meno sole, più comprese. Martin Luther King durante il suo celebre discorso, davanti al quale è impossibile non commuoversi, disse che egli aveva un sogno. I have a dream. Se fosse ancora vivo, credo che sarebbe distrutto dal dolore nel comprendere che tutti i suoi sforzi, e gli sforzi delle persone che hanno creduto in lui e lo hanno considerato un esempio, sono stati vani e che, nonostante tutto l’uomo cerca strumenti tramite i quali dividere, distruggere ed ostacolare, quindi fondamentalmente mandare in fumo il suo futuro e quello dei suoi figli. Dopo queste constatazioni ben architettate da un punto di vista negativo e sebbene sia ancora molto diffidente nei confronti dell’uomo, mi emoziona constatare che c’è ancora chi ha speranza (fede?) nel cambiamento, c’è ancora chi lotta, chi si fa sentire e chi scende in strada. Forse otterranno qualche risultato (come proprio Martin Luther King, premio nobel per la pace 1964, ottenne post mortem l’approvazione del Civil Rights Act 1964 e il Voting Rights Act 1965), forse no ma, da un punto di vista estremamente personale, è entusiasmante constatare il fatto che queste persone ancora esistono, lottano e non sono indifferenti alle ingiustizie di qualunque tipo, dalle discriminazioni razziali al menefreghismo che ha portato al drammatico cambiamento climatico. Non è sempre vero che il cambiamento può avvenire solo se le personalità di spicco della società ne prendono atto e ne diventano simbolo. Falcone e Borsellino ci hanno insegnato che evidenziando i problemi della società e non lasciandoli nell’ombra è già un passato avanti: non essere indifferenti ma consapevoli e coscienti. Certo, un aiuto dall’alto non fa mai male e non ce ne priveremmo se ci fosse, motivo per cui è stato interessante scoprire l’esistenza dell’Agenda 2030. Questo programma, o lista, è nato nel 2015 durante un incontro delle Nazione Unite e vede coinvolte 193 nazioni, le quali si sono impegnate nel raggiungimento di 169 obiettivi. L'Agenda 2030 si propone di migliorare i tre campi dello sviluppo sostenibile: economico, sociale e ambientale. A livello storico e politico è un avvenimento molto importante perché per la prima volta così tante nazioni decidono di unirsi per il raggiungimento di obiettivi comuni e sicuramente ambiziosi, che tengono conto delle diversità e delle possibilità delle nazioni ma, invece che farne un punto debole, ne fanno un punto di forza da cui partire. Penso sia un ottimo esempio di collaborazione pacifica e costruttiva, sperando che non diventi parte della lista dei buoni propositi mai portati a termine. Mi piacerebbe concludere ricordando le parole di M.L King, il cui scopo era quello di infondere speranza in una società distrutta e dilaniata dagli scontri, forse un po' l’antenata della nostra.

“Noi sfidiamo la vostra capacità di farci soffrire con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nell’ ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo anche voi, e la nostra vittoria sarà piena.”


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