UN'OVERDOSE DI SUCCUBANZA

Aggiornamento: 29 gen

L’atroce periodo pandemico ha indubbiamente indotto la ricerca scientifica a fare passi da gigante e, fortunatamente, a generare una soluzione adatta a scongiurare gli effetti più drammatici della patologia; se oggi migliaia di vite sono salve lo dobbiamo al vaccino, alle misure di sicurezza, all’utilizzo delle mascherine.

Ma il dibattito verte su un fronte differente. La domanda che viene posta è: “può essere legittimo imporre il possesso del Green Pass in determinati casi?”

La risposta non è univoca e, come al solito, è necessario analizzare lo scenario nella sua interezza.


Proviamo ad analizzarlo, ma prima puntualizziamo il significato di alcuni termini (quantomeno per rendere più chiara l’esposizione).

1. L’obbligo vaccinale è un precetto previsto dalla nostra Costituzione (art. 32) e già in atto nella maggior parte dei Paesi europei per altre patologie differenti dal Covid-19. Nella ordinaria logica della vaccinazione obbligatoria è prevista una sanzione pecuniaria per chiunque non rispetti il precetto (v. L. 119/2017, sono previste sanzioni pecuniarie fino a 7.500 euro).

2. Il Green Pass, inteso nella sua forma base, cioè derivante dall’ottenimento del risultato di negatività del tampone, altro non è che la certificazione formale che l’individuo non sia nocivo per la comunità con cui interagisce. Pertanto, pare una richiesta prudente e indubbiamente legittima che un apparato istituzionale possa rivolgere alla popolazione per salvaguardarne la salute (prevenendo il contagio). Parrebbe, dunque, adeguato richiedere un certificato di negatività per entrare al lavoro, a scuola, al centro commerciale, sull’autobus e in ogni altro luogo di convivenza estraneo al focolare familiare.

3. Il Super Green Pass, inteso nella sua forma rafforzata, cioè derivante dall’inoculazione del vaccino o dalla guarigione dalla malattia, è una misura indirizzata ad incentivare la percentuale di persone vaccinate – in termini di politica del diritto si direbbe che la ratio del legislatore è quella di incrementare la vaccinazione. Non rappresenta un obbligo vaccinale, poiché non ci sono disposizioni (ad eccezione che per alcune categorie) che ne formalizzino la vigenza, ma è la cosa che più gli si avvicina; incrementando però di gran lunga la sanzione da pagare in caso di mancata vaccinazione: sospensione da lavoro, impossibilità di accesso ai mezzi pubblici, impossibilità di uscire dall’isola per i cittadini di Sicilia e Sardegna (a meno che non si possegga un jet privato).


La rappresentazione plastica della situazione attuale mi permette di proseguire ed esprimere una riflessione.

All’interno della nostra Costituzione è delineato un solido equilibrio di diritti, che ha la funzionalità di determinare in eventuali situazioni di conflitto quali debbano essere privilegiati.

A titolo esemplificativo si potrebbe citare l’esempio della norma che sancisce la libertà di stampa (contenuta nell’art. 21). La stampa chiaramente è libera, ma l’eventuale pericolo per l’ordine pubblico autorizza la polizia giudiziaria ad effettuarne il sequestro per 48 ore.

I nostri padri costituenti intendevano segnalarci che talvolta il diritto alla libertà d’espressione mediante la stampa e il diritto all’ordine pubblico e alla sicurezza potrebbero entrare in conflitto e che in questi casi a prevalere sarebbe il secondo.

Disincantata la folle ipotesi secondo cui la nostra Costituzione sia un confuso calderone contenente una miriade di diritti ugualmente garantiti, possiamo analizzare il conflitto che si genera nella richiesta del Super Green Pass e altri diritti costituzionalmente garantiti.


Se non si possiede il Super Green Pass non è possibile accedere al lavoro e ne è prevista la sospensione (il diritto al lavoro è tutelato dagli artt. 4, 35, 36); in questo caso il conflitto ovviamente si genera con il diritto alla salute (tutelato dall’art 32). Quale è preponderante?

Se il diritto alla salute può essere garantito con altri metodi, scongiurando il conflitto costituzionale, è opportuno ricorrere alla strategia alternativa. In questo caso, il Green Pass base potrebbe svolgere un ruolo di efficace riuscita – ovviamente non garantendo che il tampone sia effettuato gratis, ma prevedendo che sia carico del lavoratore.

Il diritto al lavoro sarebbe garantito, il diritto alla salute anche: il conflitto sarebbe disinnescato.

La strategia alternativa dell’obbligo del Green Pass base sarebbe applicabile in maniera analoga anche per l’accesso ai mezzi pubblici di spostamento (lasciando terminare l’esilio insulare dei nostri connazionali siciliani e sardi non vaccinati).

In forma aggiuntiva, se mai fosse in grado il Parlamento di assumere una scelta di matrice politica incisiva, si potrebbe imporre l’obbligo di vaccinazione in maniera generalizzata e prevedere delle sanzioni pecuniarie analoghe a quelle previste per gli altri casi già menzionati.

Per questo, credo che prevedere il requisito essenziale del Super Green Pass per godere del diritto al lavoro e alla mobilità sia chiaramente discutibile e che presenti chiari dubbi di incostituzionalità. Dubbi che si acuiscono alla luce del fatto che esso assume connotati evidentemente punitivi e deterrenti nei confronti degli individui non vaccinati, influendo sulla sfera più delicata dei diritti dell’individuo e rischiando di lederne la dignità; i risultati ottenuti potrebbero essere raggiunti altrimenti, garantendo maggiori tutele a tutta la popolazione.


Vivere questo momento di particolare trambusto e di lugubre paura ci ha indotti ad una maggiore aggressività, ponendoci facilmente in condizione di ritrovare un capro espiatorio in chi assuma posizioni dubbiose o contrarie alla vaccinazione. Un esemplare dimostrazione di come un informazione ben indirizzata e una demonizzazione sistematica abbiano lasciato proliferare la violenza e la censura, in barba ai diritti e alle libertà.

I non vaccinati sono solo uno dei problemi del contagio, insieme con le falle del sistema di tracciamento, l’assenza delle USCA, l’incompetenza di alcuni medici di famiglia e i tagli alla sanità territoriale.


Bisognerebbe stare attenti, perché l’eccesso di condiscendenza nei confronti delle scelte governative (anche di quelle più dubbiose) potrebbe generare un’overdose di succubanza.

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